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BASTA CON IL NAZIONALISMO!

Il Giornale on-line pubblica un lungo articolo (noi saremo più brevi e lo faremo per Voi) a sostegno della nazione in contrapposizione all’impero; il pezzo è firmato da Marco Gervasoni ed è tratto dal blog “atlanticoquotidiano.it”, diretto da Federico Punzi, Daniele dell’Orco e Daniele Capezzone.

Il titolo dell’articolo indica già la traccia della tesi: “altro che guerrafondaio. Il Nazionalismo è la virtù di chi resiste agli imperi”.

Già l’affermazione del titolo fa rabbrividire una persona che conosce un po’ di storia, da sempre è risaputo che i territori di un Impero sono territori di pace e soprattutto va ricordato come gli imperatori, per mantenere la pace, univano le casate tramite i matrimoni, ottenendo così situazioni di tranquillità. Le nazioni, al contrario, sono sempre “litigiose” tra loro e la pace viene mantenuta tramite accordi intesi come “contratti”. Ecco quindi una sostanziale differenza su come viene mantenuta la pace con tutti coloro che sono fuori dai confini:
  • l’Impero si regge sulle famiglie e quindi sul sangue
  • la nazione si regge su accordi bilaterali e contratti
Non staremo qui a spiegare l’importante differenza che per noi ha la difesa della Tradizione, della terra dei padri e del sangue da loro versato in opposizione al contratto e al fatto che i suddetti vengano firmati da politici spesso inadeguati che prefiggono i loro interessi particolari a scapito dei cittadini. Non staremo qui a rimarcare come nell’impero l’imperatore andava in battaglia con i suoi soldati e gli uomini delle famiglie al potere, mentre nelle nazioni coloro che dichiarano guerra, normalmente, restano nei palazzi del potere mentre gli eserciti sono composti dalla popolazione con condizioni economiche di difficoltà. Non staremo a ricordare come gli imperi hanno passato tempi lunghi senza guerre e le nazioni moderne, in sostanza, sono sempre in guerra (oggi con meccanismi differenti dal passato, lo spread per esempio).
Proseguiamo con altre semplici considerazioni.
Nell’articolo leggiamo questo passaggio :
 
“quelli che si scontrarono nel 1914 non erano Stati nazione ma Imperi (anche quando non si chiamavano così, come la Francia) e la guerra fu prodotta dai conflitti ingenerati dall'espansione imperiale, come già allora videro non solo Lenin ma anche il liberale Hobson”
 
Restiamo assolutamente costernati dall’interpretazione di come sia nata la prima guerra mondiale, ci risulta che furono le nazioni a provocare il conflitto e lo fecero per motivi che nulla avevano a che fare con l’espansione degli imperi. Il casus belli fu l’omicidio dell’Arciduca Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono d’Austria, caduto insieme alla moglie Sofia per mano dello studente Gavrilo Princip, atto che costrinse l’impero austro-ungarico a dichiarare guerra al Regno di Serbia. Tutti ricordano come questo evento sia stato la causa con cui iniziò la prima guerra mondiale, ma in sostanza le ragioni furono ben altre e vanno ricercate nella conformazione socio-politico-economica dell’Europa di quel periodo. Una delle principali ragioni fu il consolidamento del colonialismo delle potenze europee, come Inghilterra e Francia, le quali trovarono negli imperi un problema sostanziale alla loro espansione. A sostegno di questa analisi c’è un dato che può essere consultato per una eventuale verifica, ed è la “corsa agli armamenti” di tutte le nazioni europee.
Non furono, quindi gli imperi, ma le nazioni a volere la prima guerra mondiale.

Una seconda parte che vogliamo riportare è la seguente:
 
“Ecco il secondo punto importante del libro di Hazony. Non esistono infiniti modelli di comunità politica, anzi nella storia ve ne sono solo due: la nazione, e il suo opposto, l'Impero!”
 
Anche in questo caso rimaniamo assolutamente incapacitati a comprendere la grande mancanza, anche rimanendo ancorati al solito etnocentrismo europeo presentato dall’autore dell’articolo pro nazioni, ci sembra alquanto assurdo non considerare il modello più utilizzato nell’arco della storia europea: il regno.
I re e i regni hanno dominato la storia di tutto il continente europeo e, in forme differenti, sono ancora presenti oggi.
Abbiamo riportato solamente due passaggi dell’articolo e se un ragionamento è errato dalle sue fondamenta è normale concludere come tutto il discorso sia fallace. Inoltre, noi, siamo convinti che la nazione rappresenti la società di tipo individualista, a cui contrapponiamo la comunità e quindi la Patria.
La società si sostiene sulle leggi, quindi un territorio governato da uno stato nazionale avrà le stesse leggi, la stessa lingua e così via discorrendo fino alla più completa omologazione culturale. La comunità, che pre-esisteva all’impero, si basa su usi e costumi, linguaggi (o anche dialetti) specifici, tramandati da padre in figlio (patria); negli imperi questi modelli non venivano cancellati, ma mantenuti. Quindi l’impero preserva la specificità di un popolo, mentre la nazione ne cancella la storia imponendola dall’altro verso il basso. L’esempio facile da riportare per comprendere il ragionamento è quello dei dialetti in Italia; prima dello stato nazione i dialetti erano molteplici, al contrario oggi pochissime persone conoscono realmente il dialetto della loro terra. Ma questo è uno degli esempi, ne potremmo fare moltissimi per dimostrare come la nazione moderna, figlia della rivoluzione francese, abbia cancellato usi e costumi, tradizioni culinarie, lingue, cultura dei popoli italici e quant’altro. Noi crediamo, con forza, considerando la storia come un divenire lineare, che la nazione sia l’anticamera della globalizzazione del mondo. Grazie alle nazioni e alle leggi, le popolazioni sono obbligate a imparare la lingua inglese, un ulteriore passo verso l’annullamento della diversità specifica di un popolo per farlo divenire cittadino del mondo.

 

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