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SCEGLI: PARADISO O INFERNO?

Dopo la morte il santo arrivò alla porta del paradiso, a San Pietro chiese: “prima di entrare ho una curiosità, vorrei che tu mi aiutassi a capire cosa è l’inferno e mi accompagnassi a vederlo”. San Pietro era perplesso, perché voleva vedere l’inferno? Dopo qualche momento di esitazione rispose al Santo: “si, va bene, non è consuetudine. Andiamo a vedere l’inferno”.
In un attimo San Pietro e Santo si trovarono dinanzi a una porta con una grande scritta –INFERNO –, i due visitatori entrarono e il Santo, molto curioso, rimase colpito da quanto poteva vedere. Gli occhi si spalancarono e penetravano nell’infinito cercando di vedere il più possibile. Ciò che si mostrò ai suoi occhi era un tavolo lunghissimo, infinito e sopra a esso c’era il migliore cibo possibile, buonissimo, ottimo. Si vedeva con chiarezza che quanto vi era sul tavolo era qualcosa di incredibilmente buono. Il desiderio di assaporare i piatti sopra il tavolo colpì subito il Santo. Seduti al tavolo le persone condannate all’inferno, anche loro si perdevano nell’infinito seduti a destra e a sinistra del tavolo. In mano avevano tutti delle bacchette cinesi molto lunghe e sottili. Tutti prendevano il loro cibo preferito e con le bacchette cercavano di portare quanto desiderato alla bocca. Ma ciò era impossibile e nessuno di loro riusciva ad assaporare qualche prelibatezza. Solo in quell’istante il Santo notò sul viso dei commensali la disperazione, la sofferenza, l’insoddisfazione e il pianto.
San Pietro e il Santo tornarono alla porta del Paradiso e con il sorriso varcarono la porta: una immensa luce di felicità, gioia e amore li avvolse. Il Santo restò colpito e il sorriso sul suo viso fu pieno. Poi, davanti a lui, iniziò a vedere e guardò all’infinito. Ma rimase colpito. Perplesso. Davanti a lui vide quanto aveva visto nell’Inferno: un tavolo lunghissimo con ogni ben di Dio sul tavolo e uomini seduti ai due fianchi con lunghissime bacchette. Qui, però, le persone sorridevano ed erano gioiose. Il Santo allora guardò meglio e vide: nel paradiso c’era l’amore e ogni persona non pensando a se stessa ma agli altri utilizzava le proprie lunghe bacchette per cibare di ogni leccornia le persone sedute al tavolo. Il Santo comprese subito, nell’inferno la sofferenza nasce a causa del proprio ego, del pensare a solo a se stessi senza amare gli altri.
In questo breve racconto si può comprendere benissimo cosa è il cristianesimo e cosa vuol dire “ama il tuo prossimo come te stesso”, ma quanto a noi interessa sottolineare è che dove l’individuo vive per se stesso e quindi nell’individualismo la sua vita non sarà felice, sarà limitata e non potrà godere dei piaceri che lo circondano. Coloro che invece divideranno le proprie fortune con saggezza, al contrario, godranno di amore incondizionato. Questa è la visione del comunitarismo, la condivisione del bene e della ricchezza con la comunità, in contrapposizione all’individualismo e alla solitudine.
A voi la scelta.

Fabrizio Fratus

 

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