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MA QUALE RISORGIMENTO? INSORGENZA!

Tra i fenomeni maggiormente degni di nota manifestatisi nel mondo culturale sovranista, vi è senza dubbio lo sviluppo di una nuova corrente storiografica sul fenomeno dei movimenti popolari anti-napoleonici, le cosiddette Insorgenze. Esse rappresentarono un importante fenomeno di resistenza identitaria e tradizionalista agli sviluppi della Rivoluzione Francese, le cui idee furono portate avanti con le baionette nell’espansionismo napoleonico e che trovarono da Nord a Sud una durissima opposizione popolare.
Rimandando il lettore alla vasta storiografia sull’argomento, in questa sede vogliamo fare alcune considerazioni sulla riscoperta delle Insorgenze. Evento associato al revival etnico nostrano e al movimento delle piccole patrie, è in poco tempo diventato un mito-motore che collega varie realtà di quella che il giornalista Antonio Rapisarda ha definito “generazione nero-verde”.
In vari articoli presenti su questo sito, si è discusso della riscoperta del concetto di Patria e di Tradizione attraverso una lucida disamina della postmodernità e attraverso la ricerca di nuove sintesi che ruotano attorno alla Quarta teoria politica di Dugin. Certamente, centrali per l’elaborazione del pensiero de il Talebano, sono stati gli scritti di Massimo Fini, acuto interprete della crisi della postmodernità e della rivalutazione di una cultura premoderna, in opposizione all’interpretazione evoluzionista-lineare. Sotto questo aspetto, il fenomeno delle Insorgenze assume un ruolo oseremmo dire centrale nella riflessione comunitarista, sia nell’analisi storica, sia nel suo ruolo esemplare – se non addirittura mitopoietico – per il mondo sovranista italiano.
Ma chi erano gli Insorgenti e cosa rappresentano oggi le Insorgenze?
Come è noto, la storiografia dominante legge l’età napoleonica come un fenomeno di liberazione dai retaggi dell’Ancien Régime verso una nuova epoca di progresso di cui oggi, secondo le tesi di Fukuyama, saremmo al vertice, proiettati verso un futuro che non è altro che il progredire dei principi di “libertà, fraternità ed uguaglianza”. Ma è curioso che proprio a ridosso del bicentenario della Rivoluzione Francese e del periodo napoleonico si sia sviluppato un nuovo filone storiografico che, invece di confermare che siamo alla “fine della storia”, instilla il dubbio, parafrasando Massimo Fini, che “la ragione avesse torto”. Napoleone non fu infatti visto dalla maggior parte della gente come un “liberatore” ma, al contrario, come un usurpatore e un sovvertitore. Di conseguenza, da Nord a Sud, si scatenò il più partecipato evento popolare dell’epoca: uomini e donne abbracciarono forconi e armi di fortuna per ribellarsi alla temibile avanzata napoleonica.
Secondo la vulgata, sarebbe stato un fenomeno di trogloditi, non all’altezza di comprendere i tempi nuovi. Noi crediamo invece che, con le dovute differenze, il disprezzo dell’ intelligencija liberale per quella reazione può essere accostato alla reazione di quella che oggi Alain De Benoist chiama “nuova classe dominante ” contro i fenomeni del populismo che denunciano i governi tecnici che vorrebbero governare senza il popolo. Rimandando alla lettura del bel libro di Paolo Borgognone “Deplorevoli” con sottotitolo ”L’America di Trump e i movimenti sovranisti europei”, si legge, anche in questo caso, che la reazione al progressismo mondialista è “ignorante e disdicevole”. Noi invece crediamo esattamente il contrario: se il “progresso” porta a certi rivolgimenti popolari evidentemente la concezione evoluzionista lineare non esiste se non nella testa della Nuova Classe.
Per questo commentando gli ultimi sviluppi del “populismo” nostrano e della “discesa” al Sud della nuova Lega di Matteo Salvini, crediamo nell’importanza di un laboratorio culturale utile a dare contenuti al povero immaginario postmoderno. Questi contenuti li troviamo storicamente anche nel fenomeno delle Insorgenze, espressione delle italie profonde, dei mille campanili, legate alla Cristianità, fenomeno patriottico genuino e antigiacobino. Se oggi nuove prospettive – se oggi la Quarta Teoria Politica – hanno portato all’attualità il neopatriotismo, questo ha la sua radice nel più vasti movimenti dell’Italia profonda e in uno dei fenomeni più significativi della resistenza alla modernità noto, come Insorgenze.
Revisione redazionale di Agra

 

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GianfrancoGianfranco Costanzo - seppur viaggiatore per vocazione, anarchico per carattere, di mille interessi, ritorna alla terra per educazione, per curare quel pezzettino di mondo che si è visto affidato e ritrovarne i valori. Comunitarista e tradizionalista vorrebbe sostituire “ il noi” “all’io”. Si consola pensando che appena la controrivoluzione avra' ristabilito la benevolenza tra le genti ed ritorno alle tradizioni dei popoli, potrà ritornare ai suoi viaggi tra civiltà ancora autentiche.