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UOMO E TERRITORIO: UN LEGAME IN PERICOLO

Julius EvolaNel precedente articolo abbiamo posto le premesse per analizzare con maggiore precisione il rapporto tra l’uomo e il territorio incrocio di cultura e natura.
A questo riguardo, va menzionato il convegno Identità,comunità e ambiente, organizzato da Terra Insubre nell’ormai lontano 2001. La sintesi di questo evento si ritrova nel n 21 dell’Aprile 2002 della rivista omonima. Rimandando ai lettori la lettura del focus Uomo e territorio: un rapporto da considerare, in questa sede ci limiteremo a riprendere degli spunti per noi importanti e di dargli nuovi sviluppi. Il primo punto che emerge dagli interventi di Adolfo Morganti, Francesco Di Marino, Eduardo Zarelli è che il comunitarismo ed un correlato bioregionalismo hanno origini antiche.
Infatti nelle società premoderne, che noi sulla scorta degli studi di Renè Guenon, Julius Evola, Coomaraswamy chiameremo tradizionali, ciò che sottendeva le relazioni tra le comunità e il proprio territorio era il Sacro. Da questa concezione, che potremo definire di homo religiusos, documentata da studiosi del calibro di Mircea Eliade, George Dumezil, Karoly Kereny, discendeva una concezione comunitaria. Questo fenomeno,ancora presente nel Medioevo cristiano, ha subito un progressivo e problematico allontanamento, per effetto dello sviluppo di un individualismo profano e di una connessa civiltà che si è distaccata dalle radici tradizionali (si veda “Crisi del mondo moderno” di Renè Guenon).
Il risultato di questo processo in questo inizio del XXI secolo è sotto gli occhi di tutti: distruzione delle identità, atomizzazione sociale, disastro ambientale e derive post-democratiche mondialiste. Di fronte a questo scenario i relatori, nella loro diversità di punti di vista si sono interrogati sulle possibili alternative. Due secondo noi sono gli aspetti che vanno evidenziati e ripresi. Il primo è che forti dell’esperienza di Werner Nussbaumer bisogna agire localmente ma in un ottica di grandi spazi e non cedere alla tentazione di un micro nazionalismo individualista. Il secondo punto su cui vorrei soffermarmi è quello affrontato da Claudio Risè: secondo lo psicologo junghiano,la Zivilisation, frutto dell’individualismo profano è nichilista e artificiale. In questo processo si sviluppa la crisi della famiglia con la perdita di trasmissione padre-figlio, questo determina la crisi dell’identità maschile. Questo nesso è particolarmente importante per il comunitarismo, in quanto una delle particolari vittime dell’individualismo è la famiglia come cellula della società. In questo processo di disgregazione sociale, secondo Risè, la reazione può avvenire attraverso la riscoperta di due archetipi jüngeriani: il Maschio Selvatico e il Ribelle. Il primo incarna la devozione al territorio e alla vita, il secondo è la ricerca del proprio Sè oltre la prigione di quello che Faye chiamava “il sistema per uccidere i popoli”. In questo processo, che Risè definisce “primordialismo”, vi è la riscoperta delle patrie carnali e di un sapere tradizionale, spesso presente anche nel folklore locale.
Potremo concludere dicendo che i temi emersi dal citato convegno collimano con la grande lezione di Gualtiero Ciola e dei maestri del miglior pensiero di destra come i citati Julius Evola, Attilio Mordini e Adriano Romualdi ed Ernst Jünger, oltre al pensiero della Nouvelle Droit e del suo maestro Alain de Benoist.

 

SOVRANITÀ E IDENTITÀ LE SFIDE DEL TERZO MILLENNIO

COPERTINA SOVRANISTI A MILANO EBOOK

INTERVISTA A MASSIMO FINI E A FABRIZIO FRATUS

 

CONTRIBUTI AL COMUNITARISMO

GianfrancoGianfranco Costanzo - seppur viaggiatore per vocazione, anarchico per carattere, di mille interessi, ritorna alla terra per educazione, per curare quel pezzettino di mondo che si è visto affidato e ritrovarne i valori. Comunitarista e tradizionalista vorrebbe sostituire “ il noi” “all’io”. Si consola pensando che appena la controrivoluzione avra' ristabilito la benevolenza tra le genti ed ritorno alle tradizioni dei popoli, potrà ritornare ai suoi viaggi tra civiltà ancora autentiche.

MASSIMO FINI E FABRIZIO FRATUS