BLOG SUL COMUNITARISMO DI FABRIZIO FRATUS

Sito web di Fabrizio Fratus, sul Comunitarismo con contributi esterni del Talebano e del Comunitarista

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VOTANO E SCELGONO, MA NON CAPISCONO, SONO GLI ANALFABETI FUNZIONALI
La comprensione del proprio io e della propria condizione è fattore primario per capire quanto sto per scrivere, il problema in Italia è altissimo e infatti il nostro paese è...
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SICILIA LIBERA!
In questo sito ci siamo dedicati più di una volta al commento sul nuovo corso della segreteria Salvini e dei correlati problemi della “discesa al Sud” di un movimento che...
ADOLESCENZA TERRA DI MEZZO-LE REGOLE DEI LIMITI, I LIMITI DELLE REGOLE
Relazione   “Quando sei un adolescente il tuo orizzonte non va oltre le due settimane.” - Joio Moyes 

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COMUNITARISMO E POPULISMO
Secondo Alain De Benoist, attualmente viviamo in una fase di transizione caratterizzata dal “momento populista”. Dopo la Brexit, l’elezione di Donald Trump, l’avanzata in vari paesi dell’Unione Europea di forze definite di destra populista, l’Italia con le recenti elezioni si allinea a questa onda internazionale, inaugurando una nuova fase della storia repubblicana in nome della diarchia tra Movimento Cinque Stelle e la nuova Lega di Matteo Salvini.
Certamente, come insegnano le due edizioni dei testi di “Italia populista” di Marco Tarchi, il nostro paese è un laboratorio del populismo o, secondo alcuni, un paradiso. Con questo articolo intendiamo contribuire alla riflessione del fenomeno populista secondo una prospettiva comunitarista. Indubbiamente il populismo, soprattutto nel laboratorio nostrano presenta varie forme, indiscutibilmente non sempre inquadrabili in una proposta sovranista e identitaria di cui il comunitarismo vuole essere la via italiana. Tuttavia come sostengono vari studiosi e osservatori di questo complesso, multiforme e dibattuto fenomeno, il populismo, nel suo richiamo a un comune sentire popolare opposto al dominio di quella che Alain De Benoist definisce Nuova Classe, presenta una serie di elementi d’indubbio interesse comunitario, in un certo senso una spontaneismo comunitario, magari magmatico e contradditorio, che però riflette un senso di comunità minacciata dal pensiero unico e dalla sua antropologia individualista.
Il primo elemento, che possiamo vedere nel consenso penta-stellato e nel neoleghismo è un’insofferenza della cosiddetta working class piccolo borghese-operaia nei confronti di un partito come il PD lontano dai territori, dai problemi, incentrato su specifiche battaglie che potremo definire left-libertarians, il cui moralismo immigrazionista, liberal appare persino irritante. Diverse persone, magari con un passato a sinistra, si trovano sempre più a disagio con la narrazione del principale partito del centro-sinistra. Parallelamente si è svuotata a destra la figura di Berlusconi e il senso politico del suo movimento, anch’esso incapace di realizzare le promesse popolari e soprattutto di smettere i panni elitisti e sterilmente polemici contro derive populiste pericolose solo per il modus vivendi e lo stile di nanetti, ruffiani, soubrette e loro ammiratori delle varie provincie italiane.
I leader e i comprimari del berlusconismo potrebbero trovare migliore accoglienza tra le file di un soggetto politico radicale e liberale esistente o da definire. Molti gregari gia delusi hanno dato il loro sostegno a Lega e 5 Stelle. A livello meta politico, emerge parallelamente la figura di Diego Fusaro. Il giovane filosofo allievo di Costanzo Preve (autore del ragguardevole saggio Elogio del comunitarismo) dà voce a una voglia di comunità, che se vogliamo nasce a sinistra, che si incontra, con una nuova destra nazionale popolare e sociale incarnata dalla nuova Lega di Salvini. Come ha sottolineato lo studioso Matteo Luca Andriola, questo soggetto oltre ad assumere una leadership nell’ambito della destra e del centro destra esprime una controparte comunitaria anche a livello meta politico già dagli anni 80, che per comodità potremo etichettare di destra, che esprime un esigenza di sovranità, confine oltre che di attenzione sociale.
Un’attenzione al territorio che comprende anche domande neoliberali come Flat Tax, ma che guarda sempre più ad una visione protezionista,nativista, come reazione al main strem dominante. All’inizio degli anni 90 si era parlato di “fine della storia” e persino un grande politologo e pensatore neofederalista come Gianfranco Miglio pensava che questa fase aprisse ad una era pan federalista. Il progetto dell’ Europa dei popoli, certamente più interessante, di quello funzionalista dell’ Unione Europea odierna. Tutto questo come è noto non si è concretizzato, in quanto troppo lontano e potremo dire comunitario per i poteri forti. Ma l’ Europa fatta senza i popoli ha contribuito a generare l’ Europa dei populisti e le Italie populiste. Alla luce di quanto sta avvenendo invitiamo tutti a riflettere sul fatto che oggi più che mai il concetto di comunità è più che mai importante sempre se Evolianamente parlando si avrà il coraggio di uccidere il borghese in se stessi.
Revisione redazionale di Agra

 

 

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